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GALUCHAT

Un materiale misterioso

È difficile trovare riscontro nella storia di ciò che oggi chiamiamo GALUCHAT.

Nei secoli scorsi questo materiale ha assunto vari nomi, presi dai pesci dai quali si ricavava la pelle.

Forse è per questo che, ancora oggi vi è confusione  fra Squalo di Cina, Cane di Mare, Rouffette e Pelle di Razza.

In un libro illustrato sui pesci di Belon del 1550,  la Pelle di Rouffette (piccolo squalo) è descritta come materiale ruvido ed abrasivo adatto per carpentieri (una specie di carta vetrata) o per la copertura delle impugnature delle spade per rendere la presa più salda.

Nell’enciclopedia di Diderot ed in quella di D’Alambert sotto la voce Cane di Mare troviamo la stessa descrizione con l’aggiunta però che questo tipo di pelle può anche essere usato per ricoprire le scatole in legno.

La pelle di razza era conosciuta, apprezzata e lavorata ben molto prima della rivoluzione francese e da alcuni documenti dell’epoca fra gli estimatori di questo materiale compaiono la Marchesa di Pompadour, Monsignor Maresciallo di Richelieu la Duchessa di Brissac e sua altezza reale il Duca Carlo di Lorena. Napoleone III aveva commissionato una stanza da letto interamente ricoperta di galuchat andata distrutta nell’incendio al castello di Tuilleries del 1871.

Ma più anticamente che in Francia, la Pelle di Razza fu usata in Giappone per ricoprire l’impugnatura delle katane e dei tanto o per rifinire armature particolarmente eleganti.

L’uso del termine Galuchat, come sinonimo di Pelle di Razza, può essere datato intorno al 1760\1775 quando appunto compare in più documenti per descrivere il materiale usato per ricoprire orologi d’oro, trousse da viaggio ed attrezzi di precisione.

Nelle liste degli artigiani francesi tra i più abili nella lavorazione della pelle di rouffette risultano i Signori Galuchat, padre e figlio.Ma è solo intorno ai primi del ‘900 che il Galuchat conosce il suo periodo d’oro, quando alcuni ebanisti francesi cominciarono a realizzare mobili, armadi, sedie, tavoli, lampade e suppellettili vari ricoperti di questo materiale con intagli in ebano ed avorio.Questa particolare produzione ha poi caratterizzato tutto il periodo dell’art-déco.

La razza, non avendo ossa, è un pesce cartilaginoso perciò la pelle, facendo da struttura portante, risulta particolarmente dura e resistente; i grani che la compongono formano una specie di mosaico con grani di varie grandezze e con un particolare motivo, a grani grossi, intorno alla zona dorsale.Ogni grano di questa pelle ha la stessa struttura di un nostro dente (ricoperto di smalto), da ciò possiamo comprendere la durezza di questa pelle che, anche dopo la concia conserva una resistenza ed una durata all’usura unica.Per dare una definizione precisa della pelle di Galuchat  è necessario però,  fare una distinzione tra Galuchat a grani piccoli e Galuchat a grani grossi.

Per Galuchat a grani piccoli s’intendono tre tipi di squalo dei quali è usata la parte ventrale con grani piccoli ed omogenei.Mentre il vero Galuchat, a grani grossi, è indicato in un solo tipo di Razza, la Dasyatis Sephen, che vive nell’Oceano Indo-pacifico che è l’unico tipo che presenta tre grani più grossi sul dorso.

Tornando indietro possiamo affermare che fino al 18° secolo il Galuchat più usato era quello a grani piccoli mentre dall’art-déco in poi si utilizzata quella a grani grossi.Purtroppo non esiste alcuna documentazione sulla passata lavorazione di questo materiale, poiché ogni artigiano esercitava e custodiva gelosamente i segreti della propria abilità; dunque la lavorazione odierna è frutto di nuove ricerche e tecnologie, applicate anche nella tinta della pelle con una gamma di colori completa.

Mentre se osserviamo i pezzi d’antiquariato possiamo notare che i colori principali sono solo tre: il verde, il rosa ed il bianco naturale.

L’unico problema nella lavorazione di questo materiale è la messa in opera, infatti, oltre che rigido e duro, ricordiamo che questo materiale è composto da un mosaico di cunei tondi di smalto  e che, dev’essere tagliato e piegato con precisione millimetrica per finire in modo perfetto ed elegante l’oggetto da ricoprire.

Certamente gli acciai da taglio e le frese elettriche da dentista, di cui disponiamo oggi, aiutano molto ma per ottenere un risultato perfetto sono necessarie abilità e cura artigianali. 

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